Siouxsie & the Banshees

Il periodo d’oro di Siouxsie & the Banshees è quello compreso tra Kaleidoscope (1980) e A Kiss in the Dreamhouse (1982), con al centro il loro capolavoro Ju-Ju (1981). In questi tre dischi i Banshees si trasformano dal gruppo che aveva stabilito lo standard metallico del post-punk inglese in una splendida band post psichedelica. Resta l’ossessività percussiva (Budgie andrebbe rivalutato: è un grande e fantasioso batterista), il basso che agisce da strumento solista, ma il sound è arricchito da arpeggi e chitarre piene di effetti (soprattutto phaser e flanger, grazie a uno dei più inventivi chitarristi inglesi di tutti i tempi: John McGeoch), da sitar e sintetizzatori.

Prendiamo Spellbound, con la parte di batteria presa pari pari da She Has Funny Car dei Jefferson Airplane (Surrealistic Pillow).

o ancora Arabian Knights

Questa stagione psichedelica si conclude nell’unico modo possibile, come era finita la prima in fondo, nella grande implosione del White Album dei Beatles, da cui è tratta Dear Prudence (alla chitarra voxx c’è Robert Smith).

Se potete, fatevi un favore: NON cercate su youtube Siouxsie alla cermonia dei Q Awards del 2011

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