The X: sotto un grande sole nero…

“The facts we hate:
you’ll never hear us.
‘I hear the radio is finally gonna
play new music, you know, the
British invasion’. But what about
The Minutemen, Flesh Eaters, DOA,
Big Boys. And the Black Flag? Will
the last American band to get played
on the radio please bring the flag?
please bring the flag! Glitter-disco-
synthesizer night school. All this
noble savage drum, drum, drum.
astronauts going back in time to hang
out with the cave people. It’s about
time, it’s about space. It’s about
some people in the strangest place.
Woody Guthrie sang about b-e-e-t-s
not b-e-a-t-s. I must not think
bad thoughts”,

I Must Not Think Bad Thoughts. The X

Sotto il grande sole nero di Los Angeles, gli X sono stati i perfetti eredi punk dei Doors. Non solo perchè Ray Manzarek ha prodotto i loro primi quattro albums. Non solo perchè hanno fatto una versione di Soul Kitchen migliore di quella di Morrison e soci. Ma perchè provengono dallo stesso milieu fatto di poeti drop-out alla Charles Bukowski e il disperato mondo blue collar così bene fotografato nella copertina di Morrison Hotel. Solo che al posto dell’Hard Rock Cafe c’è il Masquee…

E anche quando perderanno la durezza e la bellezza e l’urgenza del loro punk tagliato dai riff rockabilly della chitarra di Billy Zoom, resterà quella tremenda sincerità, quel loro romantico realismo. See how we are è la loro ultima grande canzone (che sarebbe stata perfetta per Johnny Cash): una coppia che si parla e si guarda e si riconosce attraverso le sbarre di un parlatorio di un carcere. Solo la country music può raggiungere questa sincerità. O il punk rock…

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